Farmaco contro danni al cuore e infarti

Un potenziale nuovo farmaco per prevenire gli attacchi di cuore e l’insufficienza cardiaca dopo il primo infarto.

E’ una scoperta entusiasmante fatta dal Prof. Tami Martino, Dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Guelph, e dalla studentessa Cristine Reitz. I ricercatori hanno scoperto quello che pensano sia un bersaglio farmacologico che controlla le risposte di riparazione del corpo dopo un infarto.

Gli attacchi di cuore sono una delle principali cause di morte in tutto il mondo, essi innescano risposte infiammatorie che causano la formazione di una cicatrice nel cuore. Con il tempo il danno al cuore porta ad un’insufficienza cardiaca cronica e incurabile.

Come agisce il nuovo farmaco

Il nuovo farmaco, chiamato SR9009, agisce prendendo come bersaglio uno dei componenti chiave del meccanismo circadiano cellulare. SR9009 riesce ad interrompere l’espressione dei geni responsabili dell’innesco della risposta immunitaria a seguito di un infarto. Ed è proprio la risposta immunitaria che nel lungo tempo può diventare nociva.

Ma cos’è esattamente il meccanismo circadiano cellulare? E’ una sorta di “orologio” costituito da geni e proteine, che si trova in tutte le cellule del corpo. E’ il meccanismo che permette di regolare le funzioni vitali nel corpo umano durante i cicli diurni e notturni di 24 ore. Sta alla base di frequenza cardiaca, pressione sanguigna ecc…

Nel cuore, il meccanismo circadiano controlla la fisiologia cardiovascolare ed è il mezzo tramite il quale il cuore risponde ai danni iniziando processi di riparazione.

Il farmaco SR9009 interrompe l’espressione di geni che innescano risposte immunitarie avverse dopo un infarto.

Negli esperimenti sui topi, il trattamento ha ridotto la produzione di un sensore cellulare chiamato inflammasoma NLRP3 che contribuisce a creare il danno sul cuore. Per la prima volta, i ricercatori hanno dimostrato che somministrando questo medicinale subito dopo un infarto, insieme a una terapia convenzionale come la riperfusione, si è avuta una minore infiammazione e una migliore riparazione cardiaca.

Grazie a ciò ci è avuta la guarigione quasi come se non fosse accaduto alcun infarto, ha detto il prof. Martino.

Per cui dai test si è stabilito che, somministrato entro poche ore dall’attacco, il potenziale farmaco eviterebbe le cicatrici, ma non solo, sarebbe in grado di eliminare la necessità per i pazienti di assumere altri farmaci per il cuore per il resto della loro vita.

“Nessuna cicatrice, nessun danno cardiaco, nessuna insufficienza cardiaca: le persone possono sopravvivere agli attacchi di cuore perché il cuore non sarà nemmeno danneggiato. Siamo stati sorpresi di vedere quanto velocemente ha funzionato e quanto è stato efficace nel curare gli attacchi di cuore e prevenire l’insufficienza cardiaca nei nostri test sui topi.”, afferma il prof. Martino.

(Approfondimento: https://medicalxpress.com/news/2019-10-potential-drug-heart.html)

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