La Volpe il Corvo morale favola

Morale della favola “Il Corvo e la Volpe” devota. Favola di Esopo ripresa da Fedro e da Jean De La Fontaine. Si tratta di favole a sfondo educativo che nascondono un messaggio dietro la metafora.

La Volpe e il Corvo testo originale

C’era una volta un corvo che, fermo su un ramo, si guardava intorno in cerca di qualcosa da mangiare.
L’occasione arrivò presto.

Non molto lontano, una famigliola stava facendo un bel picnic, e in un angolo, sopra il telo steso a terra, aveva messo un bel cesto pieno di pezzi di formaggio.
Il corvo si lanciò in picchiata, con una rapida mossa prese un pezzo di formaggio e volò via lontano, sopra il ramo di un alto albero. Era tutto contento.

Sotto il ramo dove si era posato il corvo, stava passando una volpe, che notò subito il pezzo di formaggio nel suo becco. Si sedette lì sotto e pensò: “Quanto mi piacerebbe mettere le zampe su quel pezzo di formaggio…”. Ma il corvo era su un ramo troppo alto e lei non ci sarebbe mai arrivata con un salto. Forse, però, poteva farcela usando la sua astuzia. Si sa, le volpi sono molto furbe.

– Buongiorno signor corvo, ma che belle penne che hai! – disse la volpe.
Il corvo, sentendo queste parole, guardò giù e la vide. Conoscendo il tipo, il corvo si fece subito sospettoso. “Come mai la volpe mi fa questi complimenti?” si chiese; ma la volpe continuò:
– Hai anche un gran bel portamento!

Al corvo iniziò a piacere tutta questa adulazione. “Be’, effettivamente ho delle bellissime penne nere” pensò, e iniziò a sbattere le ali per metterle bene in mostra.
– E che bel becco che hai, sembra proprio il becco di un re!
Al corvo non pareva vero di ricevere tanta attenzione. Sentir lodare il suo becco, poi, era una cosa bellissima.

– Se solo potessi sentire una dolce melodia provenire da quel becco… vorrei proprio sentire che meravigliose canzoni puoi cantare… – continuò la volpe con un tono sempre più adulatorio.
Il corvo era al settimo cielo per la felicità. Dopo così tanti complimenti doveva dimostrare alla volpe quanto bravo era nel canto, così aprì il becco e:
– Cra! Cra! Cra!

E mentre il corvo cercava di dare sfoggio delle sue abilità di cantante, il pezzo di formaggio scivolò via dal becco. La volpe, che aspettava lì sotto, aprì la bocca e il formaggio ci finì dritto dritto dentro.

La volpe, tutta contenta per essere riuscita a guadagnarsi il pranzo usando solo la sua astuzia, salutò con la zampa il corvo, ringraziò e se ne andò via per il sentiero del bosco.
Il corvo, poverino, era rimasto con le ali e il becco aperti per la sorpresa. “Dovevo stare più attento” pensò mentre guardava la volpe allontanarsi.

“La prossima volta che qualcuno mi farà così tanti complimenti non mi lascerò ingannare così facilmente. Cercherò di capire se sono complimenti sinceri o se sono solo un modo per ottenere qualcosa da me”. E volò via, in cerca di qualcos’altro da mangiare.

La Volpe e il Corvo morale per gli adulti e per i bambini

Cosa vuole dirci la favola de “La Volpe e il Corvo”? Il messaggio fuor di metafora è molto immediato, spesso chi lusinga con troppi complimenti mira a qualcosa che gli interessa. Nonostante il corvo sia uno degli animali più intelligenti, è stato sopraffatto dalla sua vanità e nel momento in cui ha ceduto e si è distratto, la volpe ne ha approfittato per raggiungere il suo vero scopo.

Vuol dire che non dobbiamo mai credere a chi ci rivolge dei complimenti? No, non è esattamente così, il vero insegnamento è di rimanere centrati in noi stessi e di non farci abbagliare dalle adulazioni, perdendo così di vista i nostri obiettivi.

Il vero sbaglio del corvo è stato di dare più importanza a sfoggiare la sua vanità che a concentrarsi in quello che stava facendo, lasciandosi sfuggire in questo modo quello che aveva per il “becco”, ovvero quello che si era procurato con i suoi astuti sforzi.

Un altro animale, che riconosceva bene le debolezze altrui, come in questo caso la volpe, ha trovato il modo per rubare con poca fatica i risultati dell’altro.

Il corvo è simbolo della conoscenza e dell’intelligenza e l’episodio della favola mostra come queste qualità se sottomesse alla vanità e al narcisismo personali, vengano corrotte o meglio sprecate.

E’ pure vero che il corvo proprio perché intelligente, trae giovamento dall’esperienza avuta e dice a se stesso: “La prossima volta che qualcuno mi farà così tanti complimenti non mi lascerò ingannare così facilmente. Cercherò di capire se sono complimenti sinceri o se sono solo un modo per ottenere qualcosa da me”.

Ognuno di noi ha bisogno di cadere nei propri errori e imparare dalle proprie debolezze per capire quali sono i valori da coltivare. Vanità, narcisismo ed egocentrismo fanno parte della natura umana, ma se riconosciute, queste caratteristiche possono essere gestite con più consapevolezza, purché si abbiano l’intelligenza e la saggezza necessarie.

Al contrario, chi non ha le qualità per contrastare una tale leggerezza e frivolezza del proprio carattere, sarà facile preda di inganni ed errori.

Si può dire, in un certo senso, che l’egocentrico è colui che è costantemente distratto da se stesso, in quanto bisognoso di esclusive attenzioni e alla ricerca di consensi e di autoammirazione, preferisce circondarsi di false adulazioni piuttosto che migliorarsi.

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